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L’Italia e il 5G: una nuova rete per un Paese impreparato

La nuova rete 5G è un passo necessario per la digitalizzazione dell’Italia, ma siamo sicuri che il Paese sia pronto a sfruttare questa tecnologia a pieno?

Che si parli di digitalizzazione o salute la rete mobile di quinta generazione è al centro di diversi dibattiti, sia in Italia che nel resto del mondo. Tutte le nazioni si stanno muovendo verso l’applicazione di questa nuova tecnologia e il nostro non fa eccezione. Il 5G si prospetta come il futuro della rete, un grande passo per completare il processo di digitalizzazione nazionale. Un passo necessario, dato che l’attuale rete non è sufficiente per assolvere il suo compito.

Una rete necessaria

L’urgenza di collegare tutta l’Italia è ormai nota. Molti comuni infatti sono ancora isolati e totalmente privi di qualsiasi accesso ad Internet. Un vero paradosso se pensiamo che siamo nel 2020. Qualcuno potrebbe pensare che la soluzione sia semplicemente quella di estendere la rete cablata già esistente fino a questi luoghi. C’è però un grosso problema: il nostro Paese è uno dei morfologicamente più vari al mondo. Una simile diversità territoriale si è tradotta anche in una disparità nello sviluppo delle infrastrutture, dividendo a metà il Paese nel processo di digitalizzazione.

La rete 5G si pone come la soluzione ideale per questa situazione. Trattandosi di una rete wireless la trasmissione del segnale avviene tramite antenne e ripetitori, molto più facili da installare rispetto alla fibra. Inoltre questa tecnologia risulta molto più economica a parità di area coperta rispetto a quelle precedenti, risultando in un netto risparmio. Per questi motivi il Governo, in accordo col resto d’Europa, ha scelto di concentrare i suoi sforzi sulla realizzazione di questo progetto.

Personalmente ritengo che la fibra sarebbe stata sicuramente la scelta migliore, data la sua naturale stabilità. Una rete cablata che attraversa tutto il paese avrebbe tutti i vantaggi del 5G mantenendo una maggior qualità nelle prestazioni. Capisco però che, arrivati a questo punto, i costi e il tempo necessario sarebbero troppo elevati per renderla un’opzione competitiva. Potrebbe però esserci un altro aspetto da considerare…

Un’Italia impreparata

Il nostro Paese è ancora acerbo, digitalmente parlando e pensare che tutti i problemi scompariranno con l’avvento del 5G sarebbe ingenuo. Perfino nelle maggiori metropoli, dove è presente la fibra, ci sono molte attività che non operano online. Non sto parlando solo di chi non ha un E-commerce, che già sarebbe una grave mancanza dopo la questione Covid, ma di chi non ha nemmeno un sito o un profilo social aziendale. Infatti, secondo la media europea, siamo al 25° posto nella digitalizzazione dell’economia su 28 stati.

Capirete quindi il mio punto di vista: che senso ha voler potenziare la rete se non riusciamo nemmeno a sfruttare quella che già abbiamo? Praticamente stiamo parlando di installare una connessione ultra-veloce a livello nazionale per poi usarla solo per le email. D’altro canto è anche vero che una rete più efficiente potrebbe favorire uno sviluppo più rapido ed omogeneo.

Per questo a mio avviso le imprese devono mettersi subito in moto per prepararsi al passaggio di standard. Aspettare fino a che la nuova rete sarà online sarebbe un grosso errore. Se quando entrerà in funzione le aziende non si saranno ancora convertite al digital, allora resteranno sempre indietro in un ciclo infinito. Se al contrario saranno pronte, allora potranno sfruttare a pieno il potenziale offerto dal 5G.

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