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Fake news: si può “pilotare” la verità?

La lotta alle fake news potrebbe trasformarsi in un pretesto per “filtrare” specifiche notizie?

Il dilagare delle fake news sulla rete e sui social ha provocato danni ed enormi preoccupazioni sia dal punto di vista economico che sociale, andando a colpire ampie fasce di popolazione in tutto il mondo. Per porre un freno al dilagare delle false notizie le più grandi realtà del settore informatico, quali Google, Facebook e altri, insieme con vari governi e testate giornalistiche, hanno deciso di dare il via a tutta una serie di misure atte ad arginare il fenomeno.

Dai nuovi algoritmi di ricerca alle intelligenze artificiali specificatamente progettate per il controllo dei contenuti, passando anche per la cancellazione di contenuti e account correlati, stanno venendo battute sempre nuove strade cercando un sistema per arginare del tutto quella che viene definita una “piaga” moderna.

Bisogna però guardare anche al rovescio della medaglia: in un mondo dove ogni notizia deve essere controllata e approvata da un potere superiore prima di poter essere pubblicata, chi decide cosa è vero e cosa è falso?

A mio parere, concedendo il beneficio del dubbio a chi sta portando avanti questo progetto, la lotta alle fake news può anche nascere da dei buoni propositi, ma nasconde un grandissimo pericolo: quello di lasciar circolare solo informazioni “pilotate” secondo gli interessi delle grandi compagnie digitali. Stiamo infatti parlando di aziende con le loro motivazioni, spesso appoggiate da governi che avrebbero anch’essi un tornaconto dal poter controllare quanto viene diffuso attraverso i canali web.

Nel Medioevo e nel Rinascimento la Chiesa prima e l’Inquisizione poi avevano abbastanza potere da poter controllare la diffusione del sapere e il pensiero delle masse e molti scienziati e studiosi, tra cui Galileo Galilei, si sono trovati bollati come bugiardi ed eretici nonostante avessero ragione. I moderni colossi digitali, che permeano ogni parte della nostra vita, detengono un potere simile e sta solo a noi capire quando tale “autorità” viene abusata. Un tale controllo sulla libertà di quanto è lecito pubblicare potrebbe sfociare in un tipo di futuro che non sarebbe troppo lontano da quanto immaginato da George Orwell nel romanzo 1984.

Il problema Fake News: come nasce?

Il problema delle fake news nasce perché siamo noi stessi a non riuscire a stabilire se quanto leggiamo sui social corrisponda al vero. Questa incapacità di discernere la realtà dalla “bufala” nasce da una mentalità sbagliata, il non volersi realmente informare ma prendere semplicemente per buono quello che vediamo sul web, senza approfondire l’argomento o mettendo in discussione ciò che “ci sembra” plausibile

on il quantitativo di informazioni a cui abbiamo accesso attraverso la rete è praticamente impossibile non riuscire a stabilire la realtà dei fatti, anche solo con il minimo sforzo. Il dover ricorrere ad una censura preventiva per evitare che certe si diffondano è come ammettere che non siamo abbastanza intelligenti da capire quando ci viene propinato il falso, cosa che ritengo estremamente offensiva.

Se si volesse proporre un buon approccio per continuare questa lotta alle fake news da parte di quei pochi che lo fanno in buona fede, senza rischiare di far cadere l’informazione digitale in un regime totalitario, la soluzione potrebbe essere quella di non censurare o alterare le notizie considerate dubbie, ma di segnalarle indicandole come <<prive di fonti confermate>> e inserendo un link che rimandi ad una pagina sull’argomento di una fonte libera ed indipendente come può essere Wikipedia. Inoltre questo sistema dovrebbe essere applicato solo a quei testi che vogliono passare come fatti oggettivi e non agli articoli di opinione.

Da parte mia posso solo dire che qualsiasi limitazione alla libertà d’espressione e di diffusione è un crimine ben peggiore di qualsiasi danno una notizia falsa possa causare. Non dobbiamo chiedere che siano altri a decidere per noi quali informazioni vadano diffuse, siamo noi che dobbiamo raggiungere una maturità digitale tale da non farci più ingannare da nessuno.

Che gli asini non volano lo sappiamo tutti !!!

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