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Didattica a distanza: 9 lezioni online per 9 studenti su 10

A due mesi dall’inizio dell’emergenza il coronavirus ha completamente stravolto le nostre abitudini e il nostro modo di vedere le cose. Abbiamo dovuto far fronte ad una situazione mai vista e ci siamo adattati al meglio delle nostre possibilità grazie alle nuove tecnologie: nel lavoro con lo smartworking, nella vita di tutti i giorni con spese online e servizi di intrattenimento e nello studio con la ​didattica a distanza​. Quest’ultimo aspetto in particolare merita di essere approfondito alla luce di quanto è stato fatto e dei risultati ottenuti da questa iniziativa.

Molti all’inizio della pandemia davano già l’anno scolastico per perso, con una visione molto pessimistica di maturandi rimandati a tavolino, classi intere spostate all’anno successivo e laureandi impossibilitati a concludere i loro studi fino a data da destinarsi. La risposta da parte degli ambienti accademici fortunatamente non si è fatta troppo aspettare e, dopo un tutto sommato breve periodo di assestamento, la cosiddetta “scuola online” ha avuto inizio.

Gli strumenti e i metodi che prima erano adoperati solo da alcune università telematiche, come le lezioni in videochiamata​ e gli ​esercizi online su testi digitali​, visti prima dalla maggioranza delle persone come un sistema totalmente inadatto e poco serio, sono stati applicati per tutti i livelli di istruzione con risultati a dir poco notevoli.
Osservando gli ultimi dati si può notare come ben ​9 studenti su 10 ​delle classi superiori si collegano quotidianamente con i loro professori tramite varie applicazioni e piattaforme (quali Skype, G Suite, Microsoft Teams, ecc.) per seguire le ​lezioni in diretta streaming​, con valutazioni e interrogazioni effettuate in tempo reale tramite webcam. Il dato scende leggermente per quanto riguarda gli studenti delle medie (8 su 10) ma considerando che il loro programma è partito dopo rispetto ai primi è un dato perfettamente nella norma.

Gli insegnanti si sono dovuti velocemente adeguare a questa nuova forma di insegnamento, ma si sono dimostrati più che all’altezza del compito. Le lezioni si dimostrano di qualità pari a quelle effettuate in classe e molti studenti dicono di gradirle addirittura più delle vecchie. Inoltre molti docenti mettono a disposizione ​le registrazioni di quanto effettuato​, dando la possibilità ai ragazzi di rivederle e usarle come “video-appunti”.

Didattica a distanza: un sistema imperfetto?

Non è un sistema perfetto, ci sono ancora alcuni problemi che rendono l’esperienza della didattica a distanza non proprio ideale. Il primo problema è sicuramente legato ​alla rete​, inadeguata per gestire l’enorme traffico di dati generato da tutte le persone costantemente connesse sia per svago, didattica e lavoro. Il secondo, e forse più grave, è la vera e propria mancanza di dispositivi​: molte famiglie non dispongono di un numero sufficiente di pc, tablet o notebook tale da consentire a tutti i membri della famiglia di lavorare o studiare contemporaneamente e al momento (sia dal punto di vista economico che logistico) è difficile porvi rimedio.

Fortunatamente almeno dal punto di vista della rete i vari provider si stanno attrezzando per potenziare gli impianti e nell’ultimo mese abbiamo visto un netto miglioramento dei servizi.

Personalmente posso dire che da un lato questo è un grande passo avanti per il paese: l’apertura mentale che si è creata a livello nazionale verso il concetto della didattica online è un enorme progresso per il sistema scolastico italiano, ma dall’altra mi lascia un po’ perplesso. Oltre ad i problemi già menzionati in precedenza i ragazzi hanno bisogno di stare insieme, di fare amicizia e non vorrei che, finita questa crisi e visto il successo di questo modello, si passasse ad un sistema opposto in cui gli studenti, prediligendo lo studio online, abbandonassero il luogo di aggregazione per eccellenza (la scuola) e creassero solo relazioni virtuali invece che reali.

Solo il tempo potrà dire se queste mie preoccupazioni sono fondate, nel frattempo possiamo solo essere contenti di come l’emergenza coronavirus non abbia fermato la didattica e di come i nostri ragazzi abbiano reagito bene ad una simile situazione.

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